Eduardo Missoni, docente di Politiche globali per la salute

La povertà nel mondo – YouTube
Eduardo Missoni, docente di Politiche globali per la salute, intervistato da Lucia Valentini e Marta Pirrello Marketing Sociale – APS

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Lucia Valentini: Le disuguaglianze nei paesi e tra i paesi a cosa sono dovute?

Eduardo Missoni: La crescita delle disuguaglianze tra ricchi e poveri va di pari passo con la globalizzazione del modello socio-economico neoliberale ovvero della privatizzazione del patrimonio pubblico e la riduzione del ruolo dello Stato e della sua capacità di investire in infrastrutture e servizi sociali che tradizionalmente assicuravano la redistribuzione delle risorse. Così sono cresciute non solo le disuguaglianze misurate in base al reddito, ma anche quelle relative all’accesso all’educazione, alla protezione sociale e ai servizi sanitari.

Il modello sociale e di sviluppo egemone è basato su consumo e crescita economica indiscriminati, sulla competizione e sul profitto ad ogni costo, con enormi costi sociali e ambientali che sono sistematicamente trasferiti sulla collettività, mentre i profitti sfuggono all’imposizione fiscale – e quindi ai meccanismi di redistribuzione – grazie alla struttura transnazionale della grande industria.

Infine, la finanziarizzazione dell’economia – ovvero la possibilità di produrre ricchezza con investimenti speculativi – facilitata dalla globalizzazione dei mercati e dalle nuove tecnologie,

ha permesso ingenti arricchimenti senza investimenti produttivi e senza creazione di posti di lavoro.

Marta Pirrello: Cosa cambiare per combattere la povertà nel mondo?

È stato dimostrato che in paesi dove è minore la disuguaglianza si vive meglio. La povertà non si misura in dollari, ma in base alle condizioni di vita di una popolazione, il suo grado di istruzione, l’accesso alle cure e ai servizi sociali, la qualità delle relazioni umane, la qualità dell’alimentazione, la vivibilità dell’ambiente, la qualità dell’aria, dei suoli e delle acque. Per combattere la povertà è dunque indispensabile cambiare radicalmente il modello di sviluppo, a partire dalla redistribuzione delle risorse con sistemi fiscali progressivi (dove a maggiori guadagni corrispondono prelievi fiscali progressivamente maggiori) e l’internalizzazione dei costi sociali e ambientali, la regolamentazione del mercato. Bisogna incentivare un’ampia partecipazione della popolazione nella ricerca e implementazione di modelli sostenibili di produzione, distribuzione e consumo locali, socialmente responsabili, nell’ottica di una vera economia circolare. Bisogna promuovere dinamiche di cooperazione, solidarietà e integrazione sociale. Bisogna valorizzare il territorio, la salvaguarda dell’ambiente, e assicurare prioritariamente l’adeguata risposta ai bisogni essenziali della popolazione, puntando al ben-essere e al ben vivere di tutte e di tutti, a tutte le età.

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